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micol ...manere in vita, donec retinebit voluptas...
13 settembre 2014
...
Sto deperendo. È proprio così che mi sento.



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12 settembre 2014
...
Tu cerchi asilo
nella indissolubile 
stella ereditaria - ti sarà 
concesso. Ora
tu sopravvivi la tua seconda 
vita

P. C.



permalink | inviato da Micol il 12/9/2014 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 settembre 2014
Due nel crepuscolo

Fluisce fra te e me sul belvedere
un chiarore subacqueo che deforma
col profilo dei colli anche il tuo viso.
Sta in un fondo sfuggevole, reciso

da te ogni gesto tuo; entra senz’orma,
e sparisce, nel mezzo che ricolma
ogni solco e si chiude sul tuo passo:
con me tu qui, dentro quest’aria scesa
a sigillare
il torpore dei massi.

Ed io riverso
nel potere che grava attorno, cedo
al sortilegio di non riconoscere
di me più nulla fuor di me; s’io levo
appena il braccio, mi si fa diverso
l’atto, si spezza su un cristallo, ignota
e impallidita sua memoria, e il gesto
già più non m’appartiene;
se parlo, ascolto quella voce attonito,
scendere alla sua gamma più remota
o spenta all’aria che non la sostiene.

Tale nel punto che resiste all’ultima
consunzione del giorno
dura lo smarrimento; poi un soffio
risolleva le valli in un frenetico
moto e deriva dalle fronde un tinnulo
suono che si disperde
tra rapide fumate e i primi lumi
disegnano gli scali.

... le parole
tra noi leggere cadono. Ti guardo
in un molle riverbero. Non so
se ti conosco; so che mai diviso
fui da te come accade in questo tardo
ritorno. Pochi istanti hanno bruciato
tutto di noi: fuorchè due volti, due
maschere che s’incidono, sforzate
di un sorriso.

E. M.






permalink | inviato da Micol il 11/9/2014 alle 6:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 settembre 2014
Ex voto

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

-

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

-

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

-

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

-

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

-

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

E. M.




permalink | inviato da Micol il 10/9/2014 alle 11:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 settembre 2014
Risposta
Quali strane parole mi ha portato 
la serena giornata di aprile.
Lo sai, dentro di me era ancora viva
l'orrenda settimana di passione.

Non ascoltavo i suoni che fluivano
per il limpido azzurro.
Echeggiò sette giorni: ora un riso di bronzi,
ora un pianto argentino.

Ed io, coprendomi il viso,
quasi per un eterno abbandono,
giacevo ed attendevo quella cosa che ancora non si chiamava tormento.
A. A.




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8 settembre 2014
...
Le occasioni per arretrare sono finite
si corica al tuo fianco l'orizzonte 
e il sole non fa più rumore.
I. F.



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6 settembre 2014
...
Sei tu la materia che mi converte
che sanguina docile negli occhi
si è spenta l'ombra
il corpo invece piroetta in aria
e come avessero una testa sola inseguono
due o tre fiori domenicali
eppure la paura non è niente di intero
la pace non contiene nulla.
I. F.



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5 settembre 2014
La Parola
Coerenza.



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3 settembre 2014
...
Era meglio che mi davi una coltellata.



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2 settembre 2014
...
Aiuto, aiuto
si spolpa la parola e non c'è silenzio,
sono io che sto scrivendo,
aiuto, aiuto
macchi d'inchiostro le mie vene
e sei la fine di ogni nome.
I. F.



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Curiosità
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A Micol
Conosco tutte le derive nelle quali godere nel mettere in scena mutevoli acrobazie. Solo tu rendi il mio corpo degno di essere vissuto. Prego che sempre riesca il mio quotidiano peregrinare ad essere degno scenario alla tua venerazione. Colmo ogni anfratto del mio pensiero dei soli odori che ti appartengono. Consumami ed io tornerò sempre a proteggere la terra scolpita dai tuoi passi.

U.

Mia irrinunciabile Micol... procedo con fare psychopatico ad ipotizzare una scena per la tua tortura. Non posso. È che la pelle mia trema di fronte alla tua potenza. Essa si esprime, rinnovandosi, ad ogni carica che la mia povertà di essere ordinario, sciagurato, le innesca. Non temere, i miei luoghi non possono essere profanati da colei che ne rappresenta le essenze. Il mio freddo è arrivato, un nuovo candore si aggiunge all’impeto mai assopito che anela il tuo odore. Micol! Il nostro quotidiano si perpetua grazie alla tua stoica resistenza. Non guardo alle mie spalle: la tua luce è troppo smagliante! Ti seguirò ovunque. I tuoi baci lasciano ognuno una nota che si aggiunge alla suite infinita che continuo ad ascoltare basito, aspettandone altre che rinnovino i motivi e le armonie, così che vivere con te sia l’unico vivere!
U.


Su Micòl
Seppur donna di spirito, continui a rifiutare il tuo futuro sociale e democratico; lo aborri, preferisci le vierge, le vivace et le bel aujourd'hui e ancora di più il passato. Dolce, caro, pio passato. Rimani l'unica ad essere stata investita dal soffio della verità. Ti descrivono pigra, civetta, amante di anziani venditori di parrucche e collezionista di inutili bibelots di vetro. Ti sottovalutano. Ciò malgrado tra di noi resti la sola che sa, che ha capito. Ovviamente - direbbe il caro maestro - nulla.
B.

"...il suo corpo, insomma, quel corpo indolente e potenziato, messo in risalto dalla malattia e reso, così, doppiamente corpo..."
Thomas Mann


"... quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo a Malnate che a lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga «le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui», e il passato, ancora di più, «il caro, il dolce, il pio passato». E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire, di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare."
Giorgio Bassani



I'll be your mirror
Reflect what you are,in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I find it hard to believe you don't know
The beauty that you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I'll be your mirror
 


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
G. D'Annunzio

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un ciclo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c'è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove 
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l'assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l'ha ordinato.
Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull'uomo indiato, sul cielo
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.
E. Montale



IL CANNOCCHIALE